Esosomi in un composto epatico: le ricerche coordinate dal dottor Ferroni approdano ad un passo fondamentale

“No, le cellule hanno una loro vita ed una loro morte, ma si può fare in modo che possa essere allontanata il più a lungo possibile, intervenendo sulla degenerazione, invertendo la tendenza. E’ su questi meccanismi che deve oggi concentrarsi la ricerca”

CASALMAGGIORE – La ricerca sulle microvescicole e in particolare sugli esosomi è il futuro della medicina e potrebbe anche essere il futuro dell’omeopatia. Un’omeopatia fondata su basi scientifiche “Non la somministrazione dell’acqua” come ci tiene a specificare Orlando Ferroni. Un Ferroni che, svestiti i panni della politica, indossa quelli relativi al suo mestiere di ricercatore. Un ricercatore, o per meglio dire, un coordinatore di ricerche scientifiche che si occupa in maniera principale di fare da trait d’union tra le case farmaceutiche e gli istituti di ricerca. Un ruolo fondamentale, al di là di tutto: la ricerca ha bisogno di fondi per andare avanti, se no si ferma.

Partiamo dal principio. E il principio (diciamo un momento fondamentale) è il premio nobel per la medicina del 2013 attribuito a pari merito a James E. Rothman, Randy W. Schekman e Thomas C. Südhof  “per la scoperta – si legge nelle motivazioni – del macchinario che regola il traffico vescicolare, uno dei principali sistemi di trasporto all’interno delle cellule”. Lo svedese Karolinska Institut aveva riconosciuto l’enorme importanza degli studi dei tre ricercatori, grazie ai quali era stato possibile chiarire il funzionamento del complesso macchinario biomolecolare che consentiva il trasporto di molecole dai diversi organelli, dove sono prodotte, verso altri punti all’interno della cellula stessa oppure verso l’esterno. In tutto, con un preciso rispetto dei tempi. Un ruolo cruciale in questo delicato e complesso sistema di trasporto è rivestito dalle vescicole, minuscole bolle circondate da membrane che inglobano e trasportano il “carico molecolare” verso altre destinazioni. A Rothman in particolare si deve la definizione delle microvescicole come ‘sistema postale’ delle cellule.

“Gli esosomi – prosegue Ferroni – veicolano informazioni fondamentali per il funzionamento delle cellule. L’esosoma è un nanobiovettore che porta informazioni anche a cellule tra loro distanti”. Capire il meccanismo d’azione che regola la loro azione – riuscire in sintesi ed in un certo qual senso a givernarlo – potrebbe portare indiscutibili vantaggi in campo medico. E dare ‘spessore’ anche all’omeopatia, considerata il parente povero della medicina.

L’intuizione di Ferroni parte proprio da un concetto basilare. Studiare con protocolli scientifici – quelli con i quali, per essere semplificativi, si studia la medicina tradizionale – l’omeopatia. Accettando i risultati della ricerca, positivi o negativi che siano: la medicina (e l’omeopatia) è fatta di ricerche e di fallimenti oltre che di scoperte in grado di cambiare la storia. La scoperta del team guidato da Ferroni? Gli esosomi sono stati, e per la prima volta, fotografati all’interno di un prodotto omeopatico: “Ed era un prodotto base, una tintura madre a bassa diluizione. La diluizione era a livello decimale. La ricerca potrebbe dare spiegazione al fatto sul perché anche un prodotto omeopatico altamente diluito è in grado di modificare la funzione di un organo. In questo caso lo studio è sugli esosomi epatici. L’omotossicologia, branca scientifica dell’omeopatia, potrebbe ritrovare negli esosomi il meccanismo d’azione dell’efficacia dei suoi prodotti organoterapici”.

Nessuno aveva mai ricercato esosomi in un prodotto omeopatico, ad individuarli ci è riuscito un team di ricercatori del CNR in collaborazione con il Dott Orlando Ferroni. Questa peraltro potrebbe essere una spiegazione valida sul perché un prodotto omeopatico anche se altamente diluito funziona. Strutture così piccole anche a basse concentrazioni possono modificare la funzionalità di una cellula o di tutto l’organo. Gli esosomi peraltro hanno un’azione che non si limita ad agire solo sulle cellule dell’animale da cui vengono estratti, ma anche su altre specie compreso l’uomo. La ricerca presso il laboratorio all’interno del CNR di Bologna ha già dimostrato che esosomi di origine suina vengono inglobati dalle cellule mesenchimali umane. Gli esosomi quindi non sono specie specifici, ma rappresentano un sistema di comunicazione universale tra cellule.

“Si stanno gettando le basi per dare forza a nuovi progetti e dimostrare in modo scientifico la teoria che le basse diluizioni omeopatiche possono avere effetti sull’organismo”. Ulteriori ricerche sono in corso presso il laboratorio di biochimica della facoltà di Medicina veterinaria dell’Università di Parma. Anche in questo caso la ricerca è finanziata e l’intento è quello di studiare gli effetti sulle cellule umane epatiche di bassi dosaggi di un liofilizzato epatico di origine suina.

“Le ricerche presso il laboratorio del CNR di Bologna potrebbero essere la base per dimostrare che basse diluizioni decimali presenti in prodotti omeopatici sono in grado di agire favorevolmente sulla funzionalità degli organi e che gli esosomi rappresentano il meccanismo d’azione più plausibile”.

Usa il condizionale il dottor Ferroni proprio per un rigore scientifico che sta alla base di tutto il pensiero: “Quando ho iniziato la ricerca sugli esosomi, partivo da un’intuizione e tanti attorno a me storcevano il naso. Mi dicevano è impossibile che ci siano. La scienza ha dimostrato il contrarrio ma avrebbe potuto andare diversamente. Negli anni ’90 utilizzavo l’omeopatia come medicina alternativa sui cavalli, ottenendo ottimi risultati anche su esemplari compromessi. Mi chiedevano spesso se dopavo gli animali per farli tornare ad uno stato di forma ottimale, ma poi gli esami mostravano che di doping non ce n’era. Nessun doping: avevo già allora la convinzione che informazioni sane fornite a cellule malate potessero invertire il processo infiammatorio e degenerativo delle patologie. Gli studi sulle staminali e sugli esosomi stanno proprio dimostrando questo”.

Non vogliamo illudere nessuno: la ricerca è ancora agli inizi. “Per avere cure in campo medico serviranno almeno dieci anni, ma la medicina e l’omeopatia/omotossicologia andranno in questa direzione. Intanto col nuovo anno e con ricerche già finanziate dovremo dimostrare che anche nell’omeopatia gli esosomi hanno un meccanismo d’azione ben preciso. E’ un progetto ambizioso, ma i primi risultati sono incoraggianti. Peraltro, rispetto a qualche tempo fa, la scienza è progredita. Si pensi che un tempo miRNA (piccoli frammenti di RNA, ndr) contenuti dentro gli esosomi venivano considerati una sorta di scarto del genoma della cellula ed oggi invece si sa che sono una sorta di operaio che lavora nelle cellule per regolare la trascrizione delle proteine. Le cellule staminali agiscono anche tramite le informazioni veicolate dagli esosomi che loro stesse rilasciano in circolo. La sfida futura, supportata dai primi incoraggianti risultati, è proprio questa, il pensare che un organo possa essere riportato ad un equilibrio dinamico tramite informazioni giuste veicolate dagli esosomi. C’è un esperimento in questo senso, fatto sui topi. Ad alcuni topi era stato somministrato un veleno di quelli comunemente usati che uccideva l’esemplare tramite il danneggiamento dell’apparato renale. Tramite esosomi sani, il processo di blocco renale è stato invertito e i reni sono tornati alla loro funzionalità”.

La rivoluzione è agli inizi: “Questo ripeto è il futuro della medicina. Bisognerà sperimentare e studiare l’utilizzo di esosomi specifici, e ci vorranno ancora parecchi anni. Nei laboratori di Parma e Bologna verranno studiati ed approfonditi gli effetti degli esosomi su culture cellulari stressate o malate. Quando negli anni 90 lavoravo a stretto contatto con gli animali, i veterinari spiegavano sempre agli allevatori che un animale gravido era cosa buona se partoriva dove poi il piccolo veniva allevato e restava preferibilmente nell’ambiente in cui era vissuta la madre. Oggi sappiamo che il colostro è ricchissimo di esosomi che trasmettono tutte le informazioni necessarie per affrontare i primi mesi di vita, informazioni sull’ambiente circostante. Un animale nel proprio ambiente nei primi mesi affronta la vita proprio grazie a quelle informazioni trasmesse”.

La ricerca quindi proseguirà grazie anche ad un ricercatore di Casalmaggiore che anche se non opera direttamente nei laboratori di ricerca, coordina i lavori e riesce ad intuire prima di altri quale potrebbe essere il futuro della medicina e trovare finanziamenti necessari al raggiungimento di tale scopo.

Si scherza sull’elisir dell’immortalità: “No, le cellule hanno una loro vita ed una loro morte, ma si può fare in modo che possa essere allontanata il più a lungo possibile, intervenendo sulla degenerazione, invertendo la tendenza. E’ su questi meccanismi che deve oggi concentrarsi la ricerca”. Una piccola speranza relativa a tante malattie. La scienza procede a piccoli passi. Piccoli, ma concreti. E tra chi la fa procedere c’è anche un casalasco estremamente concreto nel suo lavoro.

Articolo pubblicato su Oglioponews.it