La torta che non c’è, ma che si vuole distribuire. Omeopatia: botta e risposta

Al direttore – Sul lavoro è fondamentale combattere i fenomeni di abuso di contratti senza alcuna tutela, che rappresentano storicamente la flessibilità “cattiva”. Ma per fare una vera riforma che dia “dignità” non si agisce per decreto legge. E’ necessario e responsabile farla con l’accordo delle parti sociali, ascoltando anche le aziende. Abbiamo bisogno di un progetto organico e strutturale di riforma che si configuri come una reale proposta di modernizzazione rivolta al paese, che possa contribuire al rilancio dell’economia e all’attrazione d’investimenti dall’estero, attraverso quella flessibilità in entrata e in uscita necessaria per competere. Come? Puntando sul decentramento del nostro sistema della contrattazione collettiva, sull’introduzione di tutele economiche e professionali e su un’assistenza effettiva e intensiva nel mercato del lavoro a favore dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e infine su strumenti contrattuali (es: somministrazione di lavoro) che garantiscano ai lavoratori una flessibilità sicura. Incentivando e sostenendo il ruolo delle agenzie per il lavoro, il nuovo governo potrà avere una risposta alle sue preoccupazioni: non c’è mai sfruttamento ma professionalità nell’intermediare domanda e offerta di lavoro, efficacia nell’inserire le persone in percorsi formativi e di continuità professionale e infine capacità nell’accompagnare i lavoratori in percorsi di ricollocazione professionale. Un nuovo modo di intendere il lavoro come elemento dinamico teso al miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dei sistemi produttivi, il tutto in una rinnovata idea di competitività.

 

Al direttore – In un articolo su questo giornale il Signor Enrico Bucci, che non è un medico, ha la pretesa non solo di spiegare a noi medici cosa prescrivere e cosa no, ma anche l’arroganza di classificare 20.000 medici italiani prescrittori di farmaci complementari al pari di astrologi e appassionati di cabala. Al netto del rilievo – forse anche penale – di tali affermazioni, ci tengo a chiarire a beneficio dei lettori alcune approssimazioni e affermazioni non genuine. I prodotti omeopatici sono farmaci a tutti gli effetti, in base a una direttiva europea che sarà andata di trasverso a chi ha in odio le medicine complementari, ma che finalmente all’alba del 2019 anche l’Italia – con decenni di ritardo – si sta attrezzando per applicare. L’omeopatia e le discipline correlate sono “atto medico” per delibera della stessa Federazione Nazionale Ordini dei Medici e da un accordo stato-regioni che prevede l’apertura di elenchi degli specialisti in omeopatia, con buona pace di chi continua a tentare di ingannare la cittadinanza con affermazioni pretestuose. Cittadinanza che però non si fa abbindolare, evidentemente se è vero com’è vero che questi approcci terapeutici naturali, privi di effetti collaterali e centrati sull’individualità del paziente sono adottati da crescenti fasce di popolazione (secondo i più recenti dati Eurispes, oltre un italiano su 5 ne fa uso, +6,7 per cento rispetto a 5 anni fa: oggi scelgono, infatti, i medicinali complementari ben 12.861.000 cittadini, mentre nel 2000 erano poco più di 6 milioni). Diversi studi contro l’omeopatia sono stati a più riprese denunciati per grave pregiudizio editoriale (l’ultimo, quello realizzato in Australia e amplificato con ogni mezzo possibile da chi è ostile all’omeopatia, non è neppure uno studio scientifico, in quanto non è stato pubblicato su nessuna rivista). Per contro, le medicine complementari sono oggetto da anni di apposite linee guida e di un piano pluriennale emanato dall’Organizzazione mondiale della sanità, nota organizzazione di astrologi e cartomanti. In Italia, anche solo “parlare e dibattere” di ricerca, tanto più immaginare percorsi di formazione adeguati per le medicine complementari, fa saltare sulla sedia certi talebani, mentre ad esempio degli Usa, dove negli ultimi 10 anni il numero di scuole di Medicina che offrono percorsi di studio sulle Medicine tradizionali, complementari e non convenzionali è passato – secondo uno studio dell’University of Arizona Health Sciences – dal 68 al 95 per cento. Infine le prove di efficacia della medicina complementare e non convenzionale sono numerose, tanto che anche la prestigiosa Cochrane Collaboration dedica un sito specifico a queste discipline. Il Consiglio federale della Svizzera – paese notoriamente di ciarlatani – dopo una consultazione durata anni che ha previsto anche una disamina delle evidenze scientifiche disponibili – ha varato l’anno scorso una nuova legge sulla rimborsabilità pubblica delle Medicine Complementari. L’Unione europea ha finanziato, nell’ambito del 7° programma quadro per la Ricerca e lo sviluppo, un’azione di coordinamento sulle Complementary and Alternative Medicine, il “Consorzio CAMbrella”, del quale l’Italia è stata parte, e anche il Scientific and Technologic Organization della Nato ha costituito un gruppo di ricerca su queste discipline. Ma evidentemente i saccenti censori dell’omeopatia non leggono la stampa straniera. Queste persone tentano di dissimulare con tanta aggressività la propria abissale ignoranza sul pensiero scientifico: la scienza procede per prove su un sentiero disseminato di continui errori e far finta di non saperlo ci espone all’enorme rischio di limitare il nostro campo d’indagine, dando per scontate certezze che non lo sono, o che lo sono ora ma potrebbero non esserlo più tra qualche tempo. Il pensiero scientifico vero è umile, indagatore, conscio dei propri limiti intrinsechi, ambizioso se vogliamo, ma mai arrogante, e cerca sempre il confronto e il dialogo per tentare di superare se stesso in una continua gara a chi riesce a esplorare più lontano, e la scienza, quella vera, è sempre aperta al confronto e al progresso, mai sazia di scoperte, e pronta a rimettere tutto in discussione non appena su un orizzonte anche lontano appaia un’alba di nuove evidenze.

 

Articolo pubblicato su Ilfoglio.it